Il territorio della Lomellina, limitato dal Po, dal basso corso del Ticino, dal corso del Sesia e da una linea che unisce il Ticino e il Sesia a sud di Vercelli e di Novara, ha una superficie di 1064,53 Kmq. Essa comprende un tratto della pianura alluvionale posta a sud di una linea di fontanili e sorgive che assicurano grande abbondanza di acque irrigue, caratteristica inconfondibile dell' intera zona. Tra i corsi d' acqua principali si annoverano i torrenti Agogna e Terdoppio ed i due rami del Canale Cavour. Per la sua posizione la regione presenta un clima continentale umido. Tale umidità, favorita dalla distesa delle risaie e dei prati marcitori, è causa di frequenti nebbie. La temperatura è relativamente più mite a nord che a sud, dove si toccano minime invernali di 0-1° e medie estive di 23-24 gradi centigradi. Regione eminentemente agricola, la Lomellina, ha subito qualche trasformazione nell' ultimo trentennio evolvendo verso attività industriali che si sono sviluppate fino a conseguire posizioni in campo nazionale. Contrassegnata dalle coltivazioni di riso che fanno di questa regione una delle maggiori produttrici, l' intero comprensorio può essere considerato uno dei più importanti del quadrilatero agricolo padano, formato dalle province di Novara, Milano, Vercelli, Pavia.

Il Riso e le Risaie. Le origini del riso sono controverse, si pensa alle pendici dell' Himalaya, dove pare esistesse già dodicimila anni addietro. Reperti di riso, risalenti al VI millennio a.C. sono stati ritrovati in Cina e Thailandia. Per secoli il riso è stato coltivato con il sistema della semina diretta. Un importante innovazione del XX secolo, è lo sviluppo e il perfezionamento della tecnica del vivaio, in base alla quale la semina avviene in piccoli appezzamenti, qui le piantine si sviluppano addossate una all' altra, protette e controllate. Le tre fasi fondamentali della coltivazione del riso sono: semina, trapianto e taglio; più una fondamentale: la monda. Questa tecnica consentiva di ridurre un terzo la manodopera e di sfruttare per altre coltivazioni, come il grano, i vasti appezzamenti dove sarebbero state trapiantate le piantine di riso. Si ottenevano in questo modo due raccolti, ma quello del grano, mietuto in anticipo per far posto al riso, non era soddisfacente, senza contare l' impoverimento del terreno poco sfruttato. La semina è un arte che richiede esperienza: le piantine non devono crescere troppo fitte. Il trapianto avveniva da metà maggio e si protraeva al massimo fino alla fine di giugno. La monda iniziava contemporaneamente al trapianto, finendo verso la metà di luglio Tra settembre e ottobre avveniva la mietitura. Oggi la coltivazione del riso, come per tutte le produzioni agricole, ha subito una radicale modernizzazione abbattendo i costi di manodopera, per riuscire così a rimanere competitiva sul mercato globale.
Tecnicamente i tempi che intercorrono dalla semina alla raccolta si sono ridotti, rimangono invece inalterati i periodi di allagamento e di asciutta della risaia. L' antica tecnica della monda, ormai in disuso, è stata sostituita da tecniche seminative innovative, che permettono di calibrare l' investimento di semi per ettaro. Inoltre sono stati introdotti diserbanti che possono così contrastare le erbe infestanti della risaia. La riduzione dei tempi, del ciclo vegetativo del risone, permette di avere una trebbiatura anticipata rispetto agli anni passati. Il raccolto del risone inizia solitamente, salvo rare eccezioni stagionali, nella prima settimana di settembre, con la trebbiatura del risone che darà origine a risi superfini, per concludersi alla fine di ottobre con i risoni comuni. Fra le più diffuse varietà coltivate in lomellina ricordiamo: il Rosa Marchetti, il Padano, il Roma, il Lido, l' Arborio, l' Originario e in piccolissima parte il nobile Carnaroli.
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